AMARE "CON TATTO"

Odete, missionaria della comunità, lavora nella pastorale per sordi di Madrid. 



Quando sentiamo che una persona è sordocieca o la incontriamo personalmente, possiamo provare perplessità, sconcerto... che ci fanno sorgere molte domande: Come comunica? Come fa a muoversi? Può fare una vita normale quando mancano due sensi così importanti come la vista e l'udito?

Penso che queste persone scombussolano il nostro modo di stare nella vita. Almeno per me è stato così. Ho imparato ad essere grata per quello che ho e do per scontato. Attraverso loro ho sentito la supplica "Ho sete!" di Gesù, bisognoso del mio amore. Dio in loro è più bisognoso e povero di me. E mi chiede la vita, per arrivare a loro.

Le persone sordocieche marcano la mia consacrazione. Devo andare al loro ritmo, non al mio, devo adattare il mio modo di essere e di stare. Si tratta di entrare in un altro mondo, che mi è sempre sconosciuto, anche se sto con loro da tanto tempo È un lungo apprendistato cercare di mettersi nei loro panni, in ciò che significa affrontare innumerevoli barriere ogni giorno. Vivono superandosi continuamente perché non ci sono molte cose adattate a loro.

Che cosa posso dire delle persone sordocieche?

Sono persone molto amate da Dio, e non è la loro disabilità quello che le definisce come persone, ma il fatto di essere figli di Dio. Sono persone che hanno bisogno di essere amate e di amare, sensibili all'amore o alla mancanza di amore. Questi fratelli ci fanno scoprire altri sensi, a cui non diamo tanta importanza. Mi hanno insegnato quanto sia necessario il tatto.

Gesù apprezzò questo senso nelle sue relazioni, passando per il mondo facendo il bene, curando e sanando. Senza il tatto Gesù non avrebbe curato il sordomuto, il cieco dalla nascita, e tanti altri malati. Gesù ha scelto il tatto per rendere tangibili le sue guarigioni. Ha amato senza paura di contagiarsi, lasciandosi toccare da quello che viveva ogni persona. Il tocco di Gesù alle persone bisognose di guarigione, ridonava loro il senso della vita. Con il tatto Gesù dava un significato nuovo alle parole d'amore e di concordia e inaugurava un nuovo modo di guardare il mondo ed ogni fratello.  Gesù cura anche la cecità che abbiamo dentro di incomprensione, di ferite sofferte, di "zaini" che portiamo sulle spalle che ci rendono incapaci di vedere al di là di noi stessi. Quando Gesù cura, ci apre alla realtà che tutti siamo fratelli ed abbiamo bisogno gli uni degli altri.

Odete Almeida

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