Contrappeso al coronavirus: preghiera, fraternità e missione

Come viviamo la quarantena in Togo?

Cristina, Maria ed io, Christa, che siamo a Dapaong, ci occupiamo delle varie cose della casa, come la cucina, il giardino… Stiamo piantando alberi nel nostro futuro centro missionario.
Qui l'isolamento non è rigido, perché la gente deve vendere quel poco che può per poter mangiare. Usciamo una volta al giorno per fare la spesa e un po' di sport. Ogni tanto incontriamo qualche ragazzo del gruppo Giovani Servitori o che frequenta la Biblioteca "Casa dei giovani" in cui lavoriamo. Ci mancano tanto! Per questo è così bello vederci, almeno un po'.

Allo stesso tempo ci spiace sapere per loro questa situazione è molto difficile perché è più complicato studiare senza andare a scuola o in biblioteca, e anche perché non possono incontrarsi con gli altri. Questo ci impulsa ad essere loro vicine in ogni modo possibile. Li sentiamo al telefono o per messaggio, mandiamo una piccola riflessione che possa aiutare per la preghiera, via WhatsApp, SMS, o, per chi non ha telefono, su un foglietto. Ogni tanto ci raccontano la loro riflessione; quello che mandiamo, dicono loro, aiuta.

La preghiera è proprio quello che ci sostiene di più in questo momento: cerchiamo Gesù come l'ha fatto Maria Maddalena nel sepolcro di questo tempo di Covid ed ogni mattina Lui trova il modo di dirci che non è nel sepolcro, ma che è vivo! Come i suoi discepoli, impariamo a cercarlo e ad amarlo in Galilea, cioè nella nostra vita quotidiana e nel rapporto con gli altri. Così sentiamo che si fa contrappeso a quest' "incubo" del corona virus, che nel silenzio, sta avanzando nella nostra regione. Continuiamo a pregare.

Christa





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